comitato organizzativo: Marco Dalla Gassa, Francesco D’Asero, Francesco Dongiovanni, Gabriele Landrini, Angela Bianca Saponari, Giulio Tosi e Federico Zecca
Pesaro, 16 giugno 2025
Nel giugno del 2025 la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro celebrerà la sua sessantunesima edizione. Ideata da Lino Micciché e Bruno Torri, la Mostra si caratterizza sin dagli esordi come fenomeno che intende rompere con la tradizione festivaliera istituzionale e con il modello imposto in Italia dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. A partire dagli anni Sessanta, quest’ultima viene infatti affiancata da una serie di manifestazioni festivaliere più piccole e combattive, interessate a catturare tutto il «nuovo» che offriva in quegli anni il cinema e la società (nuovi autori, nuove cinematografie, nuovi fronti di lotta politica e sociale, nuove forme sperimentali). Poco prima della mostra pesarese erano infatti emerse realtà come il Festival dei Popoli di Firenze, la Rassegna di Cinema Latino-Americano di Santa Margherita Ligure, e la Mostra Internazionale del Cinema Libero di Porretta), oggi conosciute, almeno in ambito storiografico, come “antifestival”, proprio per il loro carattere «alternativo» e vicino alle contro-culture.
C’è da aggiungere che il festival pesarese ha avuto un impatto più ampio rispetto ad altre manifestazioni, non solo in ragione della sua maggiore longevità, bensì per una serie di innovazioni curatoriali, organizzative, estetiche che sono state poi imitate da molti altri festival. Si pensi alla scelta di programmazioni tematiche e ampie retrospettive, l’attenzione per le filmografie “altre” (nouvelle vagues, cinema terzomondista, pratiche sperimentali, cinema militante, ecc.), l’ampio spazio riservato alle opere prime, la costruzione di strutture orizzontali capaci di dialogare allo stesso tempo con registi, produttori, critici e pubblico, l’attenzione alla distribuzione e alla circolazione dei film, l’abbandono degli aspetti più glamour e mondani connessi al divismo, l’ideazione di circuiti distributivi alternativi. Elemento di primaria distinzione della Mostra pesarese è stato, poi, la formula delle tavole rotonde, appuntamenti convegnistici annuali, popolati da critici, autori, studiosi e teorici, puntualmente accompagnati da relative pubblicazioni (in un primo momento in rivista o con materiali prodotti e stampati direttamente dagli organizzatori, e poi a partire dagli anni Settanta attraverso la collaborazione editoriale stabile con la casa editrice Marsilio). Memorabili, in tal senso, furono i convegni del periodo 1965-1967 dedicati al linguaggio cinematografico, con interventi di Roland Barthes, Christian Metz, Pier Paolo Pasolini, Umberto Eco, ma anche di registi come Miloš Forman, Lionel Rogosin, Paolo e Vittorio Taviani, solo per citare alcuni nomi.
Nell’ambito dell’orientamento qui evocato si inserisce la giornata di studi L’irruzione della modernità. La Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro (1965-1998), pensata per tornare a riflettere sul ruolo giocato dalla Mostra del Nuovo cinema di Pesaro su tanti fronti appena evocati: l’impatto del Mostra nella storia culturale e sociale italiana e internazionale, il rinnovamento del modello festivaliero secondo pratiche di curatela, condivisione, network e circuitazione alternativa, la revisione dei canoni del gusto e dei paradigmi storiografici a partire da pratiche discorsive come i convegni e le pubblicazioni, le relazioni di prossimità tra mondo delle produzioni, della critica e della ricerca accademica, e così via.
